Come sappiamo se anche i pesci provano sentimenti?

La maggior parte di noi concorda sul fatto che gli esseri umani hanno una coscienza        – un’abilità di provare emozioni ed avere pensieri- ma per quanto riguarda i pesci, provano emozioni anche loro?

La questione sul fatto che gli animali diversi dagli umani possano pensare e provare sentimenti è dibattuta da secoli. Molti di noi saran d’accordo che gli umani hanno un grado di coscienza,  vagamente definito come l’abilità di provare emozioni e formulare pensieri. Ma quali altre creature abbiano una coscienza rimane una questione controversa..

I pesci pare possano provare più emozioni di quanto pensassimo precedentemente.

Possiamo anche chiederci se esistano vari gradi di coscienza e se le esperienze degli altri organismi siano simili alle nostre. Molti potrebbero pensare che i delfini e i cervi abbiano la capacità di provare emozioni, ma cosa pensare riguardo ai pesci, agli insetti o alle piante?

Questo ci porta ad un’altra domanda chiave per gli scienziati? Come possiamo comprendere se gli animali o le piante provano sentimenti? Io e i miei colleghi abbiamo portato avanti una ricerca che pare possa rispondere a questa domanda, e dimostra che i pesci pare possano provare più emozioni di quanto pensassimo precedentemente

It has long been debated  whether animals  can think and feel (Credit: CC by 2.0)

 

Gli scienziati hanno usato molti criteri differenti per argomentare o confutare  l’idea che gli animali non-umani abbiano la capacità di provare emozioni e abbiano una coscienza. Quelli che argomentano, ad esempio, che i pesci non abbiano queste capacità, sottolineano che i loro cervelli sono relativamente semplici e piccoli, e la mancanza di corteccia celebrale che comunica la maggior quantità di informazioni processate dai mammiferi.

Dicono che i pesci mostrano una discreta capacità di apprendimento e  memoria e hanno un repertorio comportamentale molto semplice. Da questo punto di vista, le risposte che i pesci danno a circostanze avversa potrebbero essere qualcosa di più di riflessi condizionati ma sono ancora molto semplici ed hanno poco o nessun contenuto emotivo.

I pesci hanno impressionanti capacità di apprendimento e le usano per supportare un ampio range di comportamenti sofisticati.

Altri non sono d’accordo e dicono che sia possibile per i pesci di provare emozioni e di avere una coscienza- e per ragioni diverse. Per esempio, pensano che il cervello dei pesci sia organizzato in modo diverso da quello dei mammiferi, e che ha una struttura con la stessa origine evolutiva di alcune parti dei cervelli dei mammiferi che sappiamo avere un ruolo chiave nella generazione delle emozioni (l’amigdala) e servano all’apprendimento (l’ippocampo). Se queste aree vengono danneggiate, osserviamo effetti sul comportamento simili in pesci e mammiferi, suggerendo che abbiano la stessa funzione.

Ci sono anche un’enorme quantità di ricerche che mostrano chiaramente che i pesci hanno un’impressionante capacità di apprendimento e le usano per supportare un ampio range di comportamenti sofisticati. Molti pesci possono compiere complicate traversate ricordando mappe mentali.

Fish may have feelings too (Credit: Benson Kua/CC by 2.0)

 

Altri possono riuscire a vincere gli scontri con i rivali osservando e ricordando gli avversari potenziali prima del combattimento. Alcuni posso addiritura costruire ed usare oggetti come un’incudine per rompere i gusci dei molluschi bivalvi.

Ora sappiamo anche che i pesci rispondo a stimoli nocivi come acido acetico, per esempio, che causano dolore anche nei mammiferi. Questo include cose che vanno oltre a semplici riflessi, come ad esempio un cambio di stato mentale

Dopo una situazione di stress,ti aspetteresti che si muovano verso l’acqua più calda

Un tratto particolare utilizzato per identificare la coscienza, che precedentemente si credeva assente nei pesci, è l’ ipertermia stress- indotta o “febbre da stress. Essa è una reazione fisica simile a una febbre causata da un’infezione, ma che in questo caso è scatenata da una situazione stressante. Semplicemente, il corpo si scalda in risposta allo stress.

Fino ad ora , si pensava che, tra gli animali vertebrati, solo gli amnioti (Mammiferi, uccelli e rettili) manifestassero la “febbre da stress” e che quindi avessero coscienza di sè. Questo punto di vista era basato su studi precedenti che suggerivano che le rane e i pesci rossi non mostrassero questa  febbre.

The stressed fish spent more time in the warmer waters (Credit: Inga spence/Alamy)

 

Ma studiando il pesce zebra [Danio Rerio per noi appassionati. n.d.T.] esposto a situazioni di stress – confinandoli in una piccola retta al centro della vasca dell’esperimento- io e i miei colleghi siamo stati in grado di provare diversamente.Giacché i pesci sono ectotermi, o animali a sangue freddo, hanno bisogno di muoversi in un ambiente con una temperatura che corrisponda al loro stato psicologico. Quindi dopo una situazione di stress, ti aspetteresti che si muovano verso l’acqua più calda.

I pesci potrebbero essere ben senzienti e coscienti

Dopo 15 minuti nella rete, i pesci confinati sono stati rilasciati al nuoto libero tra varie altre stanze della vasca, ognuna delle quali era scaldata a temperatura differente. I pesci strssati hanno passato decisamente più tempo nell’acqua più calda  rispetto a un altro gruppo di pesci che non era stato sottoposto a una condizione di stress, suggerendo in questo modo che la temperatura dei loro corpi sia salita dai 2 ai 4 °C- e la febbre da stress era la causa.

Il fatto che alcuni pesci possano subire la febbre da stess non prova che i pesci in genere siano esseri coscienti. Ma significa che quelli che credono che i pesci non abbiano sentimenti non possono più  usare la mancanza di febbre da stress come prova. Avvalora l’immagine  emergente del pesce come un animale complesso che potrebbe essere cosciente e senziente, almeno fino a un certo limite.

Più importante, questo potrebbe avere effeti su come noi comprendiamo l’evoluzione delle emozioni e della coscienza di sè negli animali vertebrati, per non parlare i nostri discorsi sul proteggere il benessere dei pesci.

Questo articolo è  originariamente apparso sul The Conversation,ed è stato ripubblicato sotto licenza creativa comune qui, dove io l’ho letto e tradotto.

Recensione Petsfestival 2015

Sinceramente non riesco a capire se questa non mi sia piaciuta perché non è stata poi questa gran fiera o se io non sia riuscito ad apprezzarla perché le mie aspettative erano troppo alte. All’infuori del mio disappunto ci sono stati dei prodotti che ad una fiera per gli animali come il Petsfestival non avrei voluto vedere esposti e degli animali in condizioni infelice che mi hanno fatto storcere il naso, ma andiamo con ordine. Continua a leggere Recensione Petsfestival 2015

Pangasio, disinformazione o mancanza di dubbi?

Questo articolo prende come esempio il Pangasio per arrivare a un discorso più ampio. Un atteggiamento che purtroppo non si ferma solo all’acquariofilia, ma infetta tutto ciò che si “conosce” o si “crede di conoscere”.

Il Pangasio è un pesce di cui si legge il nome almeno una volta a settimana, anche se non si è acquariofili. Basta passare davanti al reparto surgelati di qualunque supermercato e i suoi filetti sono lì, confezionati e surgelati, ad aspettare che qualche universitario povero ma voglioso di carne di pesce ne acquisti in quantità.

Il termine “Pangasio” indica un insieme di specie del genere dei Pangasius, dell’ordine dei Siluriformi. Proviene dai grossi fiumi del Sud-Est asiatico, coe il fiume Mekong. Simili ai nostrani pesci siluro, questi pesci possono raggiungere dimensioni di 3 metri (Pangasius gigas) e le dimensioni medie tra le specie si stanziano sul metro e mezzo.  È un pesce migratore, che durante la stagione monsonica risale i fiumi per deporre le uova, per poi abbandonarle e tornare a valle, lasciandole senza alcuna cura. Questo pesce ha un tasso di crescita velocissimo: in allevamento raggiunge i 2 chili in 8 mesi. Per questa ragione il pesce è molto utilizzato nel campo alimentare e viene esportato nel mondo. È onnivoro, l’unico ostacolo è la dimensione di ciò che vuole nutrirsi.

Piccoli pangasio in acquario
Un esemplare adulto pescato.

Avendo letto queste informazioni vi chiederete, come mai questo pesce viene venduto in acquario ? Perché è un bel pesce, vivace e tranquillo… finché non cresce. A parte il problema Tankbuster, di cui ho già ampiamente parlato e si può sintetizzare con: “L’informazione nell’era dell’internet è una colpa, non informarsi su un animale e farsi infinocchiare dal commerciante è solo colpa del cliente” , il pensiero che il Pangasio mi suggerisce è “Ma non vi ponete mai delle domande?”: Non vedete che al negozio vendono BISTECCHE DI PANGASIO! Come vi aspettate che un pesce da cui si estraggono BISTECCHE possa entrare in un acquario da 150 litri?! Davvero… non vi fate mai delle domande?

Filetto di Pangasio alla pizzaiola.

È un problema enorme: non solo per quanto riguarda l’acquariofilia, ma in generale! Tu, cliente, senti Pangasio da un negoziante di acquari. Non ti si accende la lampadina? Non ti viene un dubbio? No, ti fidi ciecamente e lasci a soffrire un pesce nella tua vasca per creare la sua versione bonsai destinata a morire di nanismo. La carne di questo animale è stata al centro di uno scandalo per cui si diceva che il fiume Mekong, molto inquinato ospitasse gli allevamenti dei Pangasio da esportazione, che quindi avevano dei metalli pesanti nei filetti che venivano venduti. Era vero? Ovviamente no! È arrivato il primo genio su internet a dire certe bufale ascientifiche e tutti a condividere e a crederci senza informarsi da altre fonti!  Bisogna mettere tutto in dubbio, anche questo articolo, mettetelo in dubbio! Chi sono io? Sono un tizio con una passione per la scrittura e l’acquariofilia, ma come potete sapere se quel che scrivo è vero! La pluralità di fonti da sicurezza, non fermatevi alle prime informazioni che trovate!

Gamba.

Hyphessobrycon Amandae, il tetra rosso nano o ember tetra

Ultimo articolo riguardo ai caracidi, finalmente. Parlerò più avanti di molte altre specie di questa grossa famiglia, ma ho voluto inserire in un’unica volta le sei specie a mio parere più comuni.

PREMESSA: La maggior parte degli H. Amandae presenti in commercio sono prelevati direttamente dal loro habitat naturale. In realtà la riproduzione in cattività è stata già ottenuta da molti privati, nonostante questo il mercato preferisce ottenere gli animali attraverso la loro cattura. Prima di acquistare in un negozio, assicurati che non ci sia un appassionato che vende pesci da lui stesso allevati. Molti gruppi di acquariofili  si trovano su Facebook o altri soci, disponibili ad aiutare e a ccondividere la loro conoscenza.

L’H. Amandae è un caracide molto piccolo, raggiunge massimo i 2.5 centimetri, proveniente dal Rio Araguaia.  Ha una colorazione che va dal rosso vivo all’arancio pallido e, sotto una buona illuminazione, è possibile notare la trasparenza del suo corpo. Vi è una ricerca scientifica ancora in corso, che cerca di capire se la varietà arancione sia a tutti gli effetti una diversa specie.

Un H. Amandae

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Hemigrammus Erythrozonus, il neon rosa

Si cambia leggermentissimamente genere in questo 5° articolo sui caracidi, almeno il genere della specie. Questo pesce, lo vidi in una vasca vicino al neon nero e pensai, scioccamente, che potessero essere pesci molto simili. In realtà l’Hemigrammus Erythrozonus, meglio conosciuto come neon rosa,  è il primo caracide “Tetra” che non proviene dal Brasile di cui sento parlare e che conseguentemente è leggermente diverso dai suoi simili. Giacchè il nome comune “Neon Rosa” potrebbe trarre in inganno sui metodi di allevamento, vediamo come questo pesce deve essere ospitato nelle nostre vasche. Come ho prima anticipato, questa specie proviene dal Guyana, uno Stato di cui ignorantemente non sapevo nemmeno la conoscenza, ad est del Venezuela e a nord del Brasile. Il suobiotopo è simile a quello degli altri caracidi visti in precedenza: il cosidetto biotopo delle “acque nere” , con molte piante, acque torbide ed acide con molti acidi umici e  durezza bassa. Anche il neon rosa presenta comportamenti gregari. Un esempio di H. Erythrozonus Continua a leggere Hemigrammus Erythrozonus, il neon rosa

Hyphessobrycon Hebertaxelrodi, il neon nero

Quando andai al mio negozio di acquariologia più fornito della mia provincia, ho visto questi caracidi dai colori molto scuri e, nonostante questo, estremamente brillanti. La vasca in cui erano riposti riportava solo la scritta “Neon nero”, senza nome scientifico o altra indicazione. Rimanendo stupito dal fatto che un pesce naturalmente molto colorato come il Paracheirodon Innesi potesse creare colorazioni così diverse con anni di selezione. Così tornato a casa mi sono informato e, ovviamente, ho scoperto che si tratta di una specie diversa dal pesce neon standard, ma che fortunatamente non si discosta molto, come necessità d’allevamento, da esso. Visto che molte notizie da me rinvenute erano in inglese, ho deciso che il 4° articolo sull’acquariofilia sarà dedicato all’Hyphessobrycon Hebertaxelrodi: il neon nero. Continua a leggere Hyphessobrycon Hebertaxelrodi, il neon nero

Il Paracheirodon Simulans, il cugino dimenticato

In questo blog abbiamo parlato del Paracheirodon Innesi e del Paracheirodon Axelrodi che sono i 2 più famosi tra i cosiddetti pesci tetra. C’è però un terzo Paracheirodon che difficilmente è reperibile sul mercato; vuoi per la sua necessità di valori dell’acqua più “estremi”, per la sua colorazione meno brillante o per le sue dimensioni più ridotte, il Paracheirodon Simulans è difficilissimo da rinvenire, almeno in Italia. Io non ho allevato questa specie, ma viste le sue necessità e la stretta somiglianza con i due cugini già citati, ci tenevo a descriverlo e a “mettere in guardia” chi volesse acquistarlo. Continua a leggere Il Paracheirodon Simulans, il cugino dimenticato

La storia dell’acquariofilia.

Visto l’apprezzamento che ha avuto il mio post sulla storia delle bocce per i pesci rossi, pubblicato sulla pagina facebook, ho deciso di scrivere un trattato sulla storia dell’acquariofilia. Probabilmente sarà un articolo breve, perché pochi storici si sono interessati ad approfondire l’evoluzione di questo hobby (anche giustamente direi), ma spero che le nozioni che ho trovato siano sufficienti a soddisfare la vostra curiosità. Continua a leggere La storia dell’acquariofilia.

Il muschio di Giava, la Vescicularia Dubyana

Un must per i caridinofili (si dice così?), un ottimo arredo per vasche per riproduzione  e il primo “prato” o “muro” dei neofiti: il muschio di Giava.

Premessa: Io non so di preciso come si scriva, se in italiano sia solo Giava o si possa usare anche Java o che so io. In questo articolo scriverò “Giava” per il nome italiano e “Java” per quello inglese, se sapete la regola commentate e ditemelo che così dormo la notte.

Il muschio di Giava è una pianta per cui scrivere un articolo può sembrare quasi superfluo. È semplicissima da coltivare e non ha richieste particolari. Dal punto di vista estetico, nonostante la sua crescita relativamente lenta il suo inserimento permette di creare dei layout molto elaborati e personalizzati.   Continua a leggere Il muschio di Giava, la Vescicularia Dubyana

Il disastro ecologico Procambarus Clarkii

Molto spesso ho scritto nei miei articoli ho scritto quanto sia dannoso inserire specie alloctone in natura, ma non ho mai portato esempi concreti che potessero avvalorare le mie affermazioni. Per questo, tra tutte le specie di invertebrati che possono essere allevate in acquario ho deciso  di trattare il Procambarus Clarkii.

Questo grosso gamberone è noto in Italia con i nomi di gambero della Louisiana o gamberone killer per la sua incredibile voracità. Come sempre, prima della polemica, parliamo della biologia di questo animale e di come vada allevato al meglio.

il Procambarus Clarkii è un crostaceo della famiglia dei cambaridi originario delle zone palustri del sud degli Stati Uniti (come testimonia il nome comune “gambero della Lousiana). È di colore bruno-rossastro da adulto, mentre da giovane il suo carapace ha una pigmentazione grigio-verdastra. Questa colorazione, insieme a quella di una sua variazione bruno-bluastra, e la sua prelibatezza l’hanno messo al centro dell’attenzione di acquariofili ed allevatori di tutto il mondo.  Continua a leggere Il disastro ecologico Procambarus Clarkii

Per un'acquariofilia consapevole